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Manifattura italiana in flessione, guida agli indicatori congiunturali

Procedo Insights12 ottobre 202611 min di lettura
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Ad agosto 2026 l'indice Istat della produzione manifatturiera è sceso dello 0,6% rispetto a luglio e dell'1,9% rispetto ad agosto 2025. Secondo i dati Eurostat di luglio, gli ultimi disponibili per tutti i paesi europei, l'indice italiano risultava circa il 6% al di sotto del livello del 2021, inferiore al valore dell'area euro e superiore a quello della Germania. Per leggere correttamente questi valori occorre sapere come l'indice è costruito, quali limiti presenta e quali indicatori è opportuno affiancargli.

Che cosa misura l'indice della produzione industriale

L'indice della produzione industriale dell'Istat misura l'evoluzione della produzione in volume, cioè al netto delle variazioni di prezzo. Per la maggior parte dei beni rilevati le imprese comunicano le quantità fisiche prodotte, per esempio il numero di automobili per ciascun modello. Questi beni pesano per circa il 70% dell'indice. Per gli altri beni l'Istat utilizza il valore della produzione depurato dalla variazione dei prezzi, con un peso di circa il 19%, oppure le ore lavorate, con un peso di circa l'11%. L'indagine è obbligatoria per le imprese selezionate. Tra il 2021 e il 2025 il tasso di risposta ponderato al momento della prima pubblicazione è stato in media del 95,5% (Eurostat, 2026a).

Immagine articolo Procedo - AI industriale e manifattura

Foto: Leeroy, StockSnap (CC0).

Il campione è un panel, cioè un gruppo fisso di imprese che risponde ogni mese alla stessa rilevazione. Nel 2026 è formato da circa 4.600 imprese, che comunicano poco più di 7.800 serie mensili di produzione, una per ogni bene rilevato in ciascuna impresa. La manifattura pesa per circa il 90% dell'indice generale. La quota restante è costituita dalle attività estrattive e dalla fornitura di energia elettrica e gas (Istat, 2026a).

L'Istat pubblica l'indice in media 40 giorni dopo la fine del mese di riferimento. Il dato dell'ultimo mese è provvisorio e viene rivisto nel comunicato del mese successivo, che include le risposte pervenute dopo la prima pubblicazione. Una volta l'anno l'Istat rivede anche le serie dell'anno precedente, per aggiornare il peso che ciascun settore ha nell'indice generale (Eurostat, 2026a).

L'indagine riguarda le imprese con almeno 20 addetti. Per ciascun bene l'Istat ordina le imprese in base alla quota del valore di produzione di quel bene che realizzano e include le più grandi, fino a coprire il 70% di quel valore. Le imprese più piccole, quindi, non sono rilevate direttamente (Eurostat, 2026a).

Come leggere il dato mensile

Nel comunicato dell'Istat la variazione congiunturale, cioè rispetto al mese precedente, è calcolata sui dati destagionalizzati, depurati dagli effetti che si ripetono ogni anno negli stessi periodi, come le ferie estive. La variazione tendenziale, cioè rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, è calcolata sui dati corretti per gli effetti di calendario, come il diverso numero di giorni lavorativi. Accanto al dato del mese, l'Istat riporta la variazione della media degli ultimi tre mesi rispetto ai tre precedenti (Istat, 2026a).

Il dato riportato nel titolo del comunicato si riferisce all'indice generale, che comprende anche le attività estrattive e la fornitura di energia elettrica e gas. Ad agosto 2026 l'indice generale è sceso dell'1,3% rispetto a luglio, quello della sola manifattura dello 0,6%. Per il confronto con agosto 2025 l'Istat riporta due variazioni dell'indice generale. Sui dati grezzi, cioè non corretti per alcun effetto, l'indice è cresciuto del 3,1%. Sui dati corretti per gli effetti di calendario è rimasto invariato. Lo scarto tra le due variazioni dipende dal diverso numero di giorni lavorativi, 21 ad agosto 2026 e 20 ad agosto 2025 (Istat, 2026d).

Le condizioni per confrontare i paesi

L'indice italiano adotta definizioni armonizzate a livello europeo e ha come base giuridica il Regolamento (UE) 2019/2152 sulle statistiche europee delle imprese, comune a tutti gli Stati membri (Eurostat, 2026a). Eurostat pubblica gli indici nazionali della manifattura con la stessa classificazione delle attività economiche e lo stesso anno base (2021), in forma destagionalizzata e corretta per gli effetti di calendario (Eurostat, 2026b).

Un numero indice a base fissa 2021=100 misura l'andamento della produzione di ciascun paese rispetto al livello medio registrato dallo stesso paese nel 2021. Un valore di 94 indica che la produzione è inferiore del 6% a quel livello e non fornisce informazioni sulla dimensione della manifattura di quel paese rispetto a quella degli altri (Eurostat, 2026b).

La manifattura italiana negli ultimi mesi

Secondo l'Istat, ad agosto 2026 l'indice della produzione manifatturiera è sceso dello 0,6% rispetto a luglio sui dati destagionalizzati e dell'1,9% rispetto ad agosto 2025 sui dati corretti per gli effetti di calendario. Nella media di giugno-agosto è calato dell'1,1% rispetto a marzo-maggio. Nei primi otto mesi del 2026 è rimasto pressoché invariato rispetto allo stesso periodo del 2025, con una variazione di +0,1% (Istat, 2026d).

Rispetto ad agosto 2025, al netto degli effetti di calendario, le flessioni più marcate tra i settori manifatturieri riguardano tessile, abbigliamento e pelli (-14,0%) e chimica (-11,4%). Segue la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica (-9,9%). L'aumento più marcato riguarda le altre industrie manifatturiere (+2,0%), che comprendono la riparazione e l'installazione di macchine. Seguono i mezzi di trasporto (+1,0%) (Istat, 2026d).

L'Italia nel confronto europeo

Nei dati di Eurostat (2026b) il confronto è possibile fino a luglio, ultimo mese per il quale sono disponibili gli indici di tutti i paesi. Da settembre 2025 a luglio 2026 l'indice italiano è rimasto tra 93,0 e 94,6. La produzione manifatturiera si è quindi mantenuta tra il 5% e il 7% circa al di sotto del livello del 2021. In media trimestrale l'indice è calato dello 0,2% nel primo trimestre del 2026 ed è cresciuto dello 0,4% nel secondo.

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Indice della produzione manifatturiera (2021 = 100), dati destagionalizzati. Fonte: Eurostat, teiis090, dati aggiornati al 2 ottobre 2026. Elaborazione grafica Procedo, di cui Eurostat non è responsabile. Licenza CC BY 4.0.

A luglio l'indice della manifattura italiana si attestava a 93,9, a fronte di 98,7 per l'area euro. L'indice italiano era superiore a quello tedesco, pari a 90,3, il valore più basso registrato dalla Germania tra settembre 2025 e luglio 2026. Gli indici di Francia e Spagna, pari rispettivamente a 102,6 e 103,9, erano invece superiori a 100, cioè al livello del 2021 (Eurostat, 2026b).

Nel 2026 la produzione manifatturiera dell'area euro ha oscillato più di quella italiana. In media trimestrale l'indice dell'area euro è sceso dell'1,2% nel primo trimestre ed è risalito dell'1,1% nel secondo. A luglio l'indice dell'area euro è calato dello 0,3% rispetto a giugno e quello tedesco del 2,3%. Nello stesso mese l'indice italiano è cresciuto dello 0,3% (Eurostat, 2026b).

Gli indicatori da affiancare

L'indice della produzione di agosto è la misura quantitativa più recente dell'attività manifatturiera italiana. Altri indicatori ne completano l'interpretazione, ma misurano grandezze diverse e non sempre si riferiscono allo stesso mese. Tra questi, l'indice del fatturato dell'industria, rilevato dall'Istat e disponibile fino a luglio, misura le vendite effettive delle imprese e non la loro produzione. È pubblicato in valore e in volume. L'indice in valore può crescere anche per il solo effetto dei prezzi (Istat, 2026b).

A luglio 2026 il fatturato dell'industria in valore era superiore del 4,8% a quello di luglio 2025, mentre in volume era inferiore dello 0,6%. In volume il fatturato sul mercato interno è calato del 2,0% e quello sul mercato estero è cresciuto dell'1,9%. Nella media di maggio-luglio, rispetto ai tre mesi precedenti, l'aumento in valore è stato dell'1,0% e il calo in volume dello 0,7% (Istat, 2026b).

Al fatturato si affiancano l'indagine dell'Istat sulla fiducia delle imprese e il Purchasing Managers' Index (PMI), l'indice dei responsabili degli acquisti. Queste due rilevazioni sono gli indicatori pubblicati con maggiore tempestività. Rilevano i giudizi qualitativi delle imprese e non misurano grandezze quantitative. L'indagine sulla fiducia chiede ogni mese alle imprese manifatturiere giudizi sul livello degli ordini e delle scorte e attese sulla produzione (Istat, 2026c). Uno studio dell'Istat ha confrontato, impresa per impresa, le risposte all'indagine con il fatturato effettivo delle stesse imprese manifatturiere tra il 2005 e il 2019 e ha rilevato una buona coerenza tra le due fonti (Margani, Orsini, 2020).

Componenti, limiti e valori recenti del PMI

Il PMI di S&P Global si basa su un'indagine mensile presso i responsabili degli acquisti di circa 400 imprese manifatturiere italiane. Ognuno indica se nuovi ordini, produzione, occupazione, tempi di consegna dei fornitori e scorte di acquisti, cioè i materiali comprati e tenuti in magazzino, sono aumentati o diminuiti rispetto al mese precedente. L'indice principale è una media ponderata di queste cinque componenti. Un valore superiore a 50 indica un miglioramento rispetto al mese precedente. L'indice è pubblicato all'inizio del mese successivo a quello di riferimento (S&P Global, 2026a).

Un primo limite emerge da un'analisi della Banca centrale europea (BCE) sul PMI composito dell'area euro, che include anche i servizi. Il PMI rileva la quota di imprese che segnalano una variazione, senza misurarne l'entità. Nelle fasi di forte volatilità, come quella della pandemia, la sua precisione è diminuita (de Bondt, Saiz, 2024).

Un secondo limite riguarda i tempi di consegna dei fornitori, una componente che entra nell'indice con segno invertito. Consegne più lente, quindi, fanno salire il PMI. Di solito i ritardi indicano una domanda superiore alla capacità dei fornitori. Possono però dipendere anche da strozzature nell'approvvigionamento, come la scarsità di materie prime o i rallentamenti nelle spedizioni. In quel caso il PMI sale senza che la domanda sia aumentata. Per questo è opportuno interpretare l'indice principale insieme alle singole componenti (S&P Global, 2026b).

Ad agosto il PMI manifatturiero italiano è sceso a 49,6, sotto la soglia di 50 per la prima volta da gennaio. A settembre è risalito a 50,4, mentre quello dell'area euro è salito a 52,9, il valore più alto da maggio 2022. Tutti e otto i paesi dell'indagine registravano valori superiori a 50 e l'Italia occupava l'ultima posizione della graduatoria (S&P Global, 2026a).

Al ritorno del PMI italiano sopra la soglia di 50 hanno contribuito, tra le componenti, solo l'aumento dell'occupazione e l'allungamento dei tempi di consegna, mentre produzione e nuovi ordini sono diminuiti. Secondo S&P Global (2026a), a settembre il conflitto in Medio Oriente ha continuato a perturbare le catene di fornitura.

Un approfondimento sull'effetto frusta

Nuovi ordini e scorte di acquisti, che insieme pesano per il 40% del PMI (S&P Global, 2026a), sono le grandezze studiate da Lee, Padmanabhan e Whang (1997) nel loro lavoro sull'effetto frusta (bullwhip effect). Nel caso riportato dagli autori, Procter & Gamble aveva rilevato che gli ordini di pannolini inviati dai distributori variavano più di quanto potessero spiegare le oscillazioni dei consumi, benché i neonati li usino a un ritmo costante. Secondo gli autori, la variabilità degli ordini può superare quella delle vendite e tende a crescere risalendo la catena di fornitura, dal negozio verso la fabbrica. Tra le cause indicano il fatto che ogni impresa assume come domanda gli ordini del proprio cliente diretto, ordina per lotti e, quando teme carenze, richiede quantità superiori al fabbisogno.

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Foto: Headlock0225, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0, ritagliata.

La BCE ha descritto un effetto frusta nella manifattura dell'area euro durante la ripresa del 2021. Con una domanda elevata e forniture incerte, le imprese hanno accumulato scorte precauzionali di materiali e in alcuni casi hanno maggiorato gli ordini rispetto al fabbisogno effettivo. Nello stesso periodo il PMI manifatturiero dell'area euro rilevava un accumulo di scorte in accelerazione (Andersson, Le Breton, 2022).

I prossimi dati

L'Istat pubblicherà il fatturato dell'industria di agosto il 28 ottobre (Istat, 2026b), l'indagine sulla fiducia delle imprese di ottobre il 29 ottobre (Istat, 2026c) e la produzione industriale di settembre l'11 novembre (Istat, 2026d).

Fonti

  • Istat (2026a): Produzione industriale, luglio 2026, comunicato stampa e nota metodologica, 10 settembre 2026.
  • Istat (2026b): Fatturato dell'industria e dei servizi, luglio 2026, comunicato stampa, 29 settembre 2026.
  • Istat (2026c): Fiducia dei consumatori e delle imprese, comunicati stampa di agosto e settembre 2026.
  • Istat (2026d): Produzione industriale, agosto 2026, comunicato stampa, 9 ottobre 2026.
  • Eurostat (2026a): Industrial production (volume) index, Italy, metadati di riferimento (Euro SDMX Metadata Structure, sts_ind_prod), aggiornati al 12 giugno 2026, consultati il 5 ottobre 2026.
  • Eurostat (2026b): Production in industry - manufacturing [teiis090], indici mensili destagionalizzati (2021=100), dati aggiornati al 2 ottobre 2026.
  • Margani, P., Orsini, D. (2020): L'indagine sulla fiducia delle imprese manifatturiere e l'indagine sul fatturato e ordinativi dell'industria a confronto, Istat Working Papers n. 5/2020.
  • de Bondt, G., Saiz, L. (2024): Is the PMI a reliable indicator for nowcasting euro area real GDP?, BCE, Bollettino economico n. 1/2024.
  • S&P Global (2026a): S&P Global PMI Settore Manifatturiero in Italia e S&P Global Eurozone Manufacturing PMI, comunicati stampa, 1° ottobre 2026.
  • S&P Global (2026b): Purchasing Managers' Index (PMI) data, FAQ, consultate il 5 ottobre 2026.
  • Lee, H. L., Padmanabhan, V., Whang, S. (1997): Information Distortion in a Supply Chain: The Bullwhip Effect, Management Science, vol. 43, n. 4, pp. 546-558; versione divulgativa degli stessi autori, The Bullwhip Effect in Supply Chains, MIT Sloan Management Review, 1997.
  • Andersson, M., Le Breton, G. (2022): The role of the inventory cycle in the current recovery, BCE, Bollettino economico n. 2/2022, riquadro.
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